Torniamo in passerella!

È appena partito il nuovo anno scolastico e di nuovo siamo protagonisti in passerella!

La data è quella del 24 settembre, la cornice è Piazza della Vittoria a Cordenons (ma in caso di maltempo sarà disponbile l’auditorium Aldo Moro) per l’evento Fashion&Co, moda e accessori in passerella.

L’iniziativa, organizzata da Confartigianato Pordenone, con il patrocinio di Regione Fvg e Comune di Cordenons, e la preziosa collaborazione e sostegno del Cata artigianato Fvg, dell’Iti Moda dell’Isis Zanussi di Pordenone e di Confcommercio Pordenone, mette in scena un mix di arte e artigianato: protagoniste le creazioni di alcune aziende artigiane che presenteranno anteprime dele loro collezioni autunno inverno 2017/2018. 

Sul palco non solo modelle, abiti e accessori, ma anche l’abilità artigiana di trasformare il tessuto in capi che acquistano grazia e bellezza e la trasferiscono a chi li infossa. 

In questo modo Confartigianato Pordenone intende valorizzare le imprese regionali produttrici del Made in Italy che conservano e tramandano l’abilita di utilizzare i più diversi tessuti e per creare un prodotto unico qual è sempre l’abito artigiano. Altra cosa rispetto al “fatto in serie”. Parliamo di capi che nascono per ciascuno di noi e che per questo valorizzano la figura di ciascuno.

Prezioso l’apporto dell’istituto Zanussi di Pordenone, con la sua divisione dedicata alla moda, che forma giovani talenti del made in Italy di domani.
Ci vediamo a Cordenons!

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 Tim Burton’s Corpse Bride PROJECT

Il nostro Istituto ha recentemente avuto l’occasione e l’onore di ideare e realizzare i costumi per lo spettacolo della scuola ‘PassioneArteDanza’.
Approfittando così del periodo di alternanza scuola-lavoro (ASL), una selezione di allieve delle classi terze dell’ITI Moda è stata coinvolta nella progettazione di nove magnifiche interpretazioni, personali e tutte diverse tra loro, sul tema visionario e poetico de “La sposa cadavere” di Tim Burton.

L’incontro tra i mondi dei vivi e dei morti del più magico Burton ci porta a seguire un processo ideativo che prende il via dalla visione del film, farcito poi da una raccolta di immagini, ambientazioni, e un mood comune, arricchito di documentazioni su una specifica società passata: quella dell’epoca Vittoriana, alla quale lo stesso regista si aggrappa.

La rilettura di questa era, dark e fiabesca al tempo stesso, è stata la chiave di volta grazie alla quale la caratterizzazione di ogni abito è stata possibile… Quali migliori testimonianze delle foto post mortem tanto in voga in quel momento storico? Quale miglior punto di partenza se non quello delle immagini di -spesso giovanissimi- defunti, ritratti però come se fossero ancora in vita?

Il macabro si rincorre con l’ironico e ci porta all’individuazione delle idee e dei bozzetti, trasposti poi nella confezione degli abiti dalla linea ‘S’: le silhouettes si fanno strette nei corsetti e si liberano nelle crinoline, piatte nella parte anteriore e più gonfie dietro.

La realizzazione dei costumi si compone di materiali di recupero derivati da vecchi abiti da sposa rivisitati e alterati, di camici da dottore e vecchie camicie, merletti, pizzi e passamanerie che ricordano sempre più la ricchezza delle decorazioni di quell’epoca.

Riportando al manichino le reali misure delle ballerine, abbiamo iniziato a lavorare in collage, componendo ogni abito centimetro dopo centimetro, facendo attenzione ad ogni dettaglio; dopo una eccellente ‘prima prova’, a una settimana e mezza dall’inizio della stage, gli abiti sono pronti per essere sottoposti all’invecchiamento e alla manipolazione delle tinte.

I nove manichini hanno presto iniziato a prendere ‘vita’, raggiungendo un aspetto logoro attraverso colorazione a gesso, sbilanciamento degli orli, particolari tagli, abrasioni e bruciature.

Siamo felicissime di potervi invitare al Teatro Verdi di Pordenone il prossimo 17 Giugno alle ore 20.00 per lo spettacolo della scuola PassioneArteDanza o, ancora un volta, alla Pordenone Fashion Night del 29 Giugno nel Chiostro della Biblioteca, sempre a Pordenone, dove le allieve della scuola di danza riproporranno il loro spettacolo per tutti noi dell’ISIS Zanussi.

BUY online!

Ho letto recentemente un articolo, sul Sole 24 ore, che parla della moda nel digitale e, più precisamente, delle esportazioni dirette e indirette. La moda si mischia a flussi finanziari a noi impercettibili.

I numeri di questo sistema sono veramente impressionanti, si parla di miliardi: nel 2016 il fatturato inerente alla moda copre -da solo- tra export diretto e indiretto, il 60% del mercato del Made in Italy per quanto riguarda il digitale. Questo 60% equivale a dire 7,5 miliardi €, di cui 2 miliardi di euro sono relative alle esportazioni dirette, divise in altrettante fette a loro volta gestite da un maniacale oligopolio di cinque importanti aziende (o meglio, siti) che sono: Yoox, LuisaViaRoma, amazon.it, Marketplace e infine Net-à-porter; i restanti 5,5 milardi invece sono divisi in ‘pagine’ straniere tra cui spicca Zalando che, nel 2016, da solo, ha fatturato quasi un miliardo di euro.

La crescita di questo mercato fra il 2015 e 2016 è stata del circa +30%. Il sistema è basato sul comprare e rivendere, proprio come i negozi multi o monomarca, ma sono molto più apprezzati rispetto ai normali punti vendita, grazie alla globalizzazione e al web: la pubblicità che questi siti patteggiano con le case di moda prima di ogni stagione vale milioni, ma si parla a un pubblico ben più vasto… ne deriva che i costi diventano paradossalmente nettamente inferiori.

I siti di compravendita online sono i nuovi avvoltoi del mercato: non producono, non pagano affitti (se non per i magazzini), non hanno personale numeroso e costi fissi importanti e, soprattutto, le tasse sono ridotte a un quarto, se paragonate a quelle del classico negoziante. Le loro sedi sono molto spesso nei paradisi fiscali che -guarda un po’! – sono gli stessi su cui la moda punta di più, come il Giappone (in cui le tasse sono un terzo di quelle italiane, ma con il doppio di abitanti e quindi con un ventaglio ben più importante di acquirenti). 

Sempre in Giappone, grazie agli introiti dell’online, Valentino ha aperto una vetrina nella capitale, e altri grandi stilisti sono già arrivati ad Osaka, la Milano del Sol Levante, ma con una popolazione otto volte superiore.

Anche se questo tema è solo un esempio, rappresenta allo stesso tempo una tendenza per cui la moda si sta adattando sempre di più alle abitudini di noi persone: l’uso della rete, il luogo virtuale in cui, da qualche anno, si sta investendo di più.

Jeremy Scott

Colori fluo e tecno miscelati con pigmenti riconducibili ai maggiori esponenti dell’arte naturalistica, come il rosso vermiglio e il turchese, tessuti “secolari” quali la seta e il cotone applicati su materiali in vinile e Jersey… Sono queste le associazioni che fanno di Jeremy Scott un’artista poliedrico e stravagante.
Noto come Fashion designer di Moschino, le sue stampe ricordano le serigrafie di Andy Warhol che agli inizi degli anni sessanta diede vita al movimento della Pop Art.
Entrambi utilizzano la comunicazione pubblicitaria come contestazione di una determinata filosofia di pensiero tipica della società di massa.
E, se da un lato Andy Warhol diventa celebre dipingendo soggetti/oggetti di uso comune come la zuppa Campbell e scatole di Brillo Box contenenti delle semplici spugne da cucina, Jeremy Scott stupisce gli spettatori attraverso linee di profumi dalle confezioni eccentriche.
Moschino Fresh ne é la dimostrazione.
Un profumo irriverente, che, con una fragranza nata dalla combinazione di mandarino e bergamotto, colpisce per il suo packaging inusuale: una bottiglietta che ricorda i tipici contenitori spray utilizzati per detergere i vetri della casa. Provocazione per unire donna e profumo… o voglia di apparire ed essere riconoscibili come solo lui è in grado di fare?
Attendiamo la nuova collezione S/S 2018 con nuovi look e nuove performance, già, perché nelle sue sfilate le modelle non sono solo corpi nudi da vestire, ma donne in grado di agire e contribuire a rendere le passerelle di Moschino vere e propri palchi di un teatro.

Alla ricerca del tuo stile

Per un giovane creativo, si sa, la sfida costante è quella di anticipare i trend senza mai accantonare la propria visione dello stile e la propria personalità, e anzi, far si che l’incontro tra il mondo esterno e la personalissima visione di questo si sposino con gioia sul nostro ennesimo figurino.

 Al di là della perenne ricerca della linea giusta e della corretta stesura dei colori, e di tutti gli aspetti tecnici che nel campo della progettazione di moda ci sforziamo di ottenere, forse la raccolta del materiale che quotidianamente produciamo può aiutarci a crescere attraverso i nostri errori e a aggiustare il tiro ogni volta che ci troviamo di fronte a un nuovo progetto…e quindi…

Cos’è il croquis book?

Il croquis book è la nostra raccolta di materiale suddivisa per gli aspetti della progettazione: dal tema al moodboard, dalla palette colori alla ricerca delle linee, dai primi passi ideativi ai bozzetti, dai figurini ai platt. 

Niente di più semplice per aiutarci a far chiarezza nel garbuglio di idee che ci contraddistingue!
Attraverso il susseguirsi dei progetti troveremo un nostro personale stile e un modo via via migliore per raccontarlo attraverso un linguaggio fatto non solo di lettere, ma di aspetti che caratterizzano un lavoro sempre diverso e che trova codici nuovi a seconda del tema trattato… e ora…

BE CREATIVE!

Iris

Iris Van Herpen è nata nel 1984 ed è una stilista olandese.
Ha studiato Fashion Design presso l’istituto ArtEZ, all’interno della casa di moda di Alexander McQueen, a Londra, e da Claudy Jongstra ad Amsterdam.
Van Herpen ha subito attirato l’attenzione per le sue idee e le sue creazioni fuori dal comune, e nel 2007 ha iniziato a produrre capi a nome suo.
Dal luglio del 2011 è un’ospite prestigioso della camera sindacale dell’Haute Couture di Parigi e partecipa a molte esibizioni internazionali, oltre a creare due collezioni all’anno.

Le sue forme avveniristiche sono tutte rigorosamente fatte a mano, frutto di una costante ricerca sui materiali e sull’utilizzo di tecnologie insolite, come la stampa 3D. In tutte le creazioni cerca di rendere esplicita l’idea che « la moda è un’espressione artistica del proprio io e non uno strumento commerciale privo di contenuti. »

Anche il movimento, così essenziale per e nel corpo è altrettanto importante: cerca infatti di realizzare una perfetta tensione nel movimento, attraverso la fusione delle forme, delle strutture e dei materiali. La vita quotidiana della stilista la fa ragionare sulla storia, sul futuro, sull’umanità e sull’estetica. Traduce poi questi temi in una nuova collezione dove si concentra sull’artigianalità e l’innovazione.
Si dissolvono tessuti, pellami ed ogni traccia di materiale tradizionale; restano gli abiti. Quasi fossero sculture immateriali, avvolte da particelle atomiche, in grado di formare molecole appena percettibili: sulla passerella sfila una dimensione del tutto nuova, la terza. È solo grazie ad Iris Van Herpen, sibilla olandese da anni premonitrice della moda che verrà, che questa sublimazione può accadere. La giovane designer, nell’utilizzo di materiali innovativi all’interno delle sue confezioni, realizza una collezione pret-à-porter attraverso la tecnologia della stampa 3D, dimostrando come questa, lungi dall’essere un vezzo futurista, costituisca ormai parte integrante della conoscenza tecnica del presente. Plastiche tagliate al laser, rese origami, silicone, pvc trasparente, leghe di metallo ultraleggere sono i fili con i quali Van Herpen tesse le sue visioni; visioni che, nonostante ricordino la fantascienza, risultano tremendamente contemporanee ed indossabili.
Fonte d’ispirazione per la realizzazione di questi capi è stata un’illuminante visita al CERN, e il “caos generato dal magnetismo” come lei stessa dichiara. Dunque, totalmente rapita da questa

concezione di caos, Van Herpen ha dovuto dare ad esso un ordine perché potesse materializzarsi: indispensabile a questo fine è stata la proficua collaborazione con l’architetto canadese Philip Beesley e l’artista olandese Jolan van der Wiel. La collezione, così, è divenuta un perfetto connubio di design, architettura, arte e natura.

La definizione dello stile di Iris van Herpen è: “Una nuova direzione della moda che combina tecniche di artigianato con tecnologie futuristiche. Il mio concetto di moda riguarda le nuove strutture, i nuovi materiali e il movimento del corpo e la sua bellezza.”
Il magnetico esperimento della stilista olandese, forse l’unica, seria rivoluzione nella concezione di fare moda degli ultimi anni, mostra come investire in ricerca e sviluppo, accantonando per una volta le logiche del solo profitto, non sia un lusso sterile esclusiva del design d’avanguardia, al contrario, l’innovazione, risulta un elemento indispensabile, se si vuole sperare di eguagliare l’abilità dei grandi maestri del costume passato.

Sebbene, infatti, la società e, di pari passo, l’industria della moda siano radicalmente mutate, rimane il fatto che, per quanto oggi possa assumere diverse sfumature, il talento autentico, se presente, traspare; cristallino come le monadi firmate Iris Van Herpen.

Chi è Vivetta?

Chi è Vivetta Ponti? Vivetta Ponti è una giovanissima stilista “emergente” con un grande bagaglio creativo, ma non solo, è anche moglie, e mamma di un piccolo bambino di nome Otto, vive in una casa rosa e celeste, i suoi colori preferiti e ama tutti gli animali, ma soprattutto i gatti; le piacciono gli interni degli anni ’50 e ’60, ama i libri, i mercatini dell’usato, le architetture antiche. Insomma una donna curiosa e intellettuale, dal gusto delicato e retrò.

È nata come autodidatta e cresciuta durante lo stage svolto presso Roberto Cavalli dove ha guadagnato tutto il suo talento nel lavorare a contatto con ricami e stampe che ora rendono i suoi abiti in qualche modo surreali, incantati, appartenenti a un mondo delicatamente colorato. Ha inoltre lavorato anche per molti altri studi come designer acquisendo però anche nozioni imprenditoriali. Il viaggio di questa fantasiosa donna è stato illuminato sì dalla fortuna, ma soprattutto da una passione che non ha mai voluto cedere il passo al dubbio o al pessimismo, infatti Vivetta non si è voluta accontentare della sua situazione: il sogno che lei aveva progettato per sé non era quello di lavorare per altri, era quello di prendere tra le mani il frutto della sua stessa immaginazione, di poter creare un suo marchio e vedere tra le passerelle camminare l’espressione della sua creatività, dei suoi ricordi, di sé stessa. E lo fece. Fu così che nel 2008 iniziò a lavorare in proprio con l’aiuto della sua famiglia, iniziando da canali online come MySpace, promuovendo il suo brand con tenacia e nonostante le scarse premesse, i mercati esteri, come America e Asia, vennero colpiti dalla sua anima tenue ma dall’impronta moderna e solida, cominciarono così a riconoscerla e a chiedere i suoi prodotti. Fu così che ebbe inizio il suo preludio. Nel 2008 riuscì a vincere il concorso “Who’s on next” con sede a Parigi e la sinfonia continua fino ad arrivare alla sfilata presso il “Teatro Armani” nel 2015, grazie alla quale Vivetta riuscì finalmente a far crescere le radici della sua impresa anche qui, in Italia, nella sua patria, nella sua casa. Re Giorgio stesso afferma colpito dall’estro della nostra protagonista di oggi: “Vivetta è la migliore”. Ma non è solo lui a pensarlo, lo appoggiano tutte le donne che la sostengono vestendo su di loro il mondo Vivetta, come ad esempio la famosa Anna Della Russo giornalista presso Vogue Giappone o Alexa Chung modella e presentatrice inglese, oppure Peaches Geldolf diventata sua testimonial e altre ancora. Insomma la lista è lunga! Dunque cos’è che caratterizza la “Vivetta’s woman”? La sua donna è femminile, delicata, leggera, di classe ma anche proiettata verso il futuro, ironica, a cui piace sperimentare e giocare con la sua figura, eclettica. Le caratteristiche che probabilmente non vedremo mai scomparire nelle sue variopinte collezioni saranno  l’utilizzo dei ricami che fin dagli albori l’hanno caratterizzata, le mani, i visi, la natura e la femminilità nella sua più pura delle forme. Chiudo con gli auguri da tutto lo staff del blog: che la nostra Vivetta Ponti possa riuscire a stringere tra le dita la fama che il suo brand e lei come sua creatrice si merita.

Grazie! e… Alla prossima! Non perdetevi gli aggiornamenti!!

È il 20% di ciò che fai a generare l’80% dei risultati.

“È il 20% di ciò che fai a generare l’80% dei risultati.”

 Come può essere reale? Perché non ho mai ottenuto i risultati desiderati?

 Se davvero vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati nella vita, nel lavoro e nelle relazioni, è bene iniziare a concentrarsi sulle basi del principio di Pareto.

Questo prende il nome dall’economista, sociologo e ingegnere italiano Vilfredo Federico Damaso Pareto, che studiando la distribuzione dei redditi e della ricchezza arrivò, a cavallo tra Ottocento e Novecento, a teorizzare questa relazione.

Nonostante gli inizi difficili, iniziò a diffondersi rapidamente negli anni ’60 come regola dell’ 80/20, e pian piano venne applicato a tutti gli aspetti del lavoro prima, della vita poi.

Il punto focale è che le relazioni che si generano nella vita di tutti i giorni non sono basate su un rapporto 50/50, dunque gli sforzi fatti non equivalgono ai risultati ottenuti.

Possiamo provare quindi ad applicarlo nella vita reale cambiando la nostra mentalità e se ci concentriamo su un rapporto di squilibrio otteniamo la risposta.

Se una giornata viene impiegata al 50% di duro lavoro non si otterrà mai il 50% dei risultati ottenuti, ma se impegnamo il 20% del tempo in fatica otterremo l’80% di ciò che desideriamo.

Riflettiamo…

È il 20% dell’arredamento a fare l’80% della scena…

È il 20% dei tuoi clienti a generare l’80% del volume degli affari…

È il 20% delle amicizie a darti l’80% delle soddisfazioni…

È il 20% dei capi del magazzino a farti ottenere l’80% delle vendite…

È proprio questo ultimo esempio su cui le aziende di moda si basano. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un cambiamento radicale nel mondo della moda, le stagioni durano sempre meno, l’attesa tende a zero, le fashion blogger postano le sfilate in live, i brand del prêt-a-porter arrivano a distribuire nuove collezioni ogni settimana. È dunque di vitale importanza per le aziende stare al passo e concentrarsi sul 20% della produzione che rende l’80% del fatturato.

…e la moda Bimbo ?

Partiamo da un dato di fatto: quello della ‘moda Bimbo’ è un settore sempre in attivo.

Spesso la moda è considerata come un fenomeno tipicamente femminile, ma tantissime sono le aziende che oggi dedicano il proprio business al target ‘0-12’.  

Non solo gli adulti suddividono la propria giornata a seconda degli impegni e degli eventi e, proprio per questo, anche quest’anno la nostra scuola rinnova il progetto di minicollezioni P/A per i più piccini, dallo street, al casual, alla couture, che potrete vedere sfilare alla Pordenone Fashion Night del prossimo 29 Giugno come opening per le collezioni Moda Donna.

Concentriamoci su questo piccolo, grande programma: sette tematiche diverse affrontate da sette gruppi di lavoro, con occasioni d’uso, target e mondi di idee tutte diverse ma al passo con le tendenze di oggi.

… Ve ne raccontiamo una: quella elegante, che mantiene memorie di purezza nei cady di sete fruscianti dalle note pastello, che abbiamo battezzato ‘Petite cou-pure’. Nelle linee compare uno stile totalmente nuovo, adatto a occasioni importanti e da cerimonia, dove certo i cuccioli d’uomo non possono sfigurare!

La Petite cou-pure è la Haute Couture di un bambino nella sua semplicità, che garantisce capi candidi sui toni dei colori più tenui e applicazioni di fiori in organze e voile di seta.

Per quanto riguarda l’aspetto ideativo, l’ispirazione nasce dalla tenerezza della natura vista con gli occhi di un bambino: i tramonti commoventi che rendono rosa le nostre città e i paesaggi impressionisti della scogliera di Monet, comuni tra loro per l’incontro di colori impalpabili e linee dolci e morbide.

L’esperienza di questi panorami porta a quattro creazioni di piccole opere d’arte che ci auguriamo piacciano al pubblico.

Durante questi ultimi due mesi di lavoro, partendo dall’ideazione e dalla progettazione, con la realizzazione di cartelle di immagini ispirative, di sketch, di tessuti e palettes colori, l’attenzione ai dettagli è stata maniacale, perché conosciamo l’importanza che questi hanno poi nella resa finale.

Osservare le nostre idee che si concretizzano negli abiti ci lascia senza parole e un po’ stupiti di ciò che fino a poco prima avevamo solo immaginato.

E come ogni progetto, non viene abbandonato! Fidatevi se vi dico che di Petite cou-pure se ne sentirà parlare in giro! Siete tutti invitati alla presentazione delle linee alla Pordenone Fashion Night 2017 !

Delpozo e la prêt-à-couture

La maison Delpozo è stata fondata nel 1974 a Madrid dal designer spagnolo Jesús del Pozo. Dopo quarant’anni di successi e dopo la morte del fondatore, nel 2011, è stata acquisita dal Grupo Perfumes y Diseño, e dall’anno successivo la casa di moda è sotto la direzione creativa di Josep Font, esperto in architettura, nonché in moda e design pattern.

Delpozo è oramai una delle più prestigiose case di moda spagnole a livello nazionale e internazionale e, nel tempo, il lavoro prestigioso e caratteristico di Delpozo è stato premiato attraverso vari e importanti riconoscimenti, nominandolo come uno degli eredi di Balenciaga e Fortuny.

L’architettura, l’arte e la natura sono la fonte prima d’ispirazione per il lavoro della maison. Questi tre elementi ritornano in tutte le collezioni, stagione dopo stagione, come anche l’arte in forma di danza, che è il balletto.

“Sono ispirato da un’ architettura organica che può essere rivista nelle sagome o nei dettagli floreali delle mie collezioni.” rivela Josep Font in un’intervista.

I capi, rigorosamente prodotti da piccoli atelier, sono realizzati in Spagna; un caso a parte è quello che invece riguarda la realizzazione delle calzature, che viene fatta in Italia.

Per quanto riguarda i tessuti viene posta particolare attenzione all’utilizzo di materiali naturali, come l’organza, il popeline, il tulle di seta, e il doppio crepe di lana, abbinati a tessuti più moderni, come il PVC (nella P/E 2015), la crinoline (nell’A/I 2014), o anche il neoprene (nell’A/I 2015). Tutti i tessuti che vengono utilizzati sono molto colorati, per dare un tocco di rigorosa vitalità alle collezioni.

I valori alla base del brand si muovono tutti attorno alla figura della donna, per instaurare con essa una complicità profonda e sincera, impegnandosi al meglio per compiacerla.

Josep Font crea capi per le donne con un’attitudine ben definita: pezzi che possano essere inclusi nel guardaroba di queste donne come oggetti senza tempo.

 

 

Puoi seguire l’universo Delpozo visitando la sua pagina all’indirizzo: https://www.delpozo.com/en/