Alla ricerca del tuo stile

Per un giovane creativo, si sa, la sfida costante è quella di anticipare i trend senza mai accantonare la propria visione dello stile e la propria personalità, e anzi, far si che l’incontro tra il mondo esterno e la personalissima visione di questo si sposino con gioia sul nostro ennesimo figurino.

 Al di là della perenne ricerca della linea giusta e della corretta stesura dei colori, e di tutti gli aspetti tecnici che nel campo della progettazione di moda ci sforziamo di ottenere, forse la raccolta del materiale che quotidianamente produciamo può aiutarci a crescere attraverso i nostri errori e a aggiustare il tiro ogni volta che ci troviamo di fronte a un nuovo progetto…e quindi…

Cos’è il croquis book?

Il croquis book è la nostra raccolta di materiale suddivisa per gli aspetti della progettazione: dal tema al moodboard, dalla palette colori alla ricerca delle linee, dai primi passi ideativi ai bozzetti, dai figurini ai platt. 

Niente di più semplice per aiutarci a far chiarezza nel garbuglio di idee che ci contraddistingue!
Attraverso il susseguirsi dei progetti troveremo un nostro personale stile e un modo via via migliore per raccontarlo attraverso un linguaggio fatto non solo di lettere, ma di aspetti che caratterizzano un lavoro sempre diverso e che trova codici nuovi a seconda del tema trattato… e ora…

BE CREATIVE!

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Iris

Iris Van Herpen è nata nel 1984 ed è una stilista olandese.
Ha studiato Fashion Design presso l’istituto ArtEZ, all’interno della casa di moda di Alexander McQueen, a Londra, e da Claudy Jongstra ad Amsterdam.
Van Herpen ha subito attirato l’attenzione per le sue idee e le sue creazioni fuori dal comune, e nel 2007 ha iniziato a produrre capi a nome suo.
Dal luglio del 2011 è un’ospite prestigioso della camera sindacale dell’Haute Couture di Parigi e partecipa a molte esibizioni internazionali, oltre a creare due collezioni all’anno.

Le sue forme avveniristiche sono tutte rigorosamente fatte a mano, frutto di una costante ricerca sui materiali e sull’utilizzo di tecnologie insolite, come la stampa 3D. In tutte le creazioni cerca di rendere esplicita l’idea che « la moda è un’espressione artistica del proprio io e non uno strumento commerciale privo di contenuti. »

Anche il movimento, così essenziale per e nel corpo è altrettanto importante: cerca infatti di realizzare una perfetta tensione nel movimento, attraverso la fusione delle forme, delle strutture e dei materiali. La vita quotidiana della stilista la fa ragionare sulla storia, sul futuro, sull’umanità e sull’estetica. Traduce poi questi temi in una nuova collezione dove si concentra sull’artigianalità e l’innovazione.
Si dissolvono tessuti, pellami ed ogni traccia di materiale tradizionale; restano gli abiti. Quasi fossero sculture immateriali, avvolte da particelle atomiche, in grado di formare molecole appena percettibili: sulla passerella sfila una dimensione del tutto nuova, la terza. È solo grazie ad Iris Van Herpen, sibilla olandese da anni premonitrice della moda che verrà, che questa sublimazione può accadere. La giovane designer, nell’utilizzo di materiali innovativi all’interno delle sue confezioni, realizza una collezione pret-à-porter attraverso la tecnologia della stampa 3D, dimostrando come questa, lungi dall’essere un vezzo futurista, costituisca ormai parte integrante della conoscenza tecnica del presente. Plastiche tagliate al laser, rese origami, silicone, pvc trasparente, leghe di metallo ultraleggere sono i fili con i quali Van Herpen tesse le sue visioni; visioni che, nonostante ricordino la fantascienza, risultano tremendamente contemporanee ed indossabili.
Fonte d’ispirazione per la realizzazione di questi capi è stata un’illuminante visita al CERN, e il “caos generato dal magnetismo” come lei stessa dichiara. Dunque, totalmente rapita da questa

concezione di caos, Van Herpen ha dovuto dare ad esso un ordine perché potesse materializzarsi: indispensabile a questo fine è stata la proficua collaborazione con l’architetto canadese Philip Beesley e l’artista olandese Jolan van der Wiel. La collezione, così, è divenuta un perfetto connubio di design, architettura, arte e natura.

La definizione dello stile di Iris van Herpen è: “Una nuova direzione della moda che combina tecniche di artigianato con tecnologie futuristiche. Il mio concetto di moda riguarda le nuove strutture, i nuovi materiali e il movimento del corpo e la sua bellezza.”
Il magnetico esperimento della stilista olandese, forse l’unica, seria rivoluzione nella concezione di fare moda degli ultimi anni, mostra come investire in ricerca e sviluppo, accantonando per una volta le logiche del solo profitto, non sia un lusso sterile esclusiva del design d’avanguardia, al contrario, l’innovazione, risulta un elemento indispensabile, se si vuole sperare di eguagliare l’abilità dei grandi maestri del costume passato.

Sebbene, infatti, la società e, di pari passo, l’industria della moda siano radicalmente mutate, rimane il fatto che, per quanto oggi possa assumere diverse sfumature, il talento autentico, se presente, traspare; cristallino come le monadi firmate Iris Van Herpen.

Chi è Vivetta?

Chi è Vivetta Ponti? Vivetta Ponti è una giovanissima stilista “emergente” con un grande bagaglio creativo, ma non solo, è anche moglie, e mamma di un piccolo bambino di nome Otto, vive in una casa rosa e celeste, i suoi colori preferiti e ama tutti gli animali, ma soprattutto i gatti; le piacciono gli interni degli anni ’50 e ’60, ama i libri, i mercatini dell’usato, le architetture antiche. Insomma una donna curiosa e intellettuale, dal gusto delicato e retrò.

È nata come autodidatta e cresciuta durante lo stage svolto presso Roberto Cavalli dove ha guadagnato tutto il suo talento nel lavorare a contatto con ricami e stampe che ora rendono i suoi abiti in qualche modo surreali, incantati, appartenenti a un mondo delicatamente colorato. Ha inoltre lavorato anche per molti altri studi come designer acquisendo però anche nozioni imprenditoriali. Il viaggio di questa fantasiosa donna è stato illuminato sì dalla fortuna, ma soprattutto da una passione che non ha mai voluto cedere il passo al dubbio o al pessimismo, infatti Vivetta non si è voluta accontentare della sua situazione: il sogno che lei aveva progettato per sé non era quello di lavorare per altri, era quello di prendere tra le mani il frutto della sua stessa immaginazione, di poter creare un suo marchio e vedere tra le passerelle camminare l’espressione della sua creatività, dei suoi ricordi, di sé stessa. E lo fece. Fu così che nel 2008 iniziò a lavorare in proprio con l’aiuto della sua famiglia, iniziando da canali online come MySpace, promuovendo il suo brand con tenacia e nonostante le scarse premesse, i mercati esteri, come America e Asia, vennero colpiti dalla sua anima tenue ma dall’impronta moderna e solida, cominciarono così a riconoscerla e a chiedere i suoi prodotti. Fu così che ebbe inizio il suo preludio. Nel 2008 riuscì a vincere il concorso “Who’s on next” con sede a Parigi e la sinfonia continua fino ad arrivare alla sfilata presso il “Teatro Armani” nel 2015, grazie alla quale Vivetta riuscì finalmente a far crescere le radici della sua impresa anche qui, in Italia, nella sua patria, nella sua casa. Re Giorgio stesso afferma colpito dall’estro della nostra protagonista di oggi: “Vivetta è la migliore”. Ma non è solo lui a pensarlo, lo appoggiano tutte le donne che la sostengono vestendo su di loro il mondo Vivetta, come ad esempio la famosa Anna Della Russo giornalista presso Vogue Giappone o Alexa Chung modella e presentatrice inglese, oppure Peaches Geldolf diventata sua testimonial e altre ancora. Insomma la lista è lunga! Dunque cos’è che caratterizza la “Vivetta’s woman”? La sua donna è femminile, delicata, leggera, di classe ma anche proiettata verso il futuro, ironica, a cui piace sperimentare e giocare con la sua figura, eclettica. Le caratteristiche che probabilmente non vedremo mai scomparire nelle sue variopinte collezioni saranno  l’utilizzo dei ricami che fin dagli albori l’hanno caratterizzata, le mani, i visi, la natura e la femminilità nella sua più pura delle forme. Chiudo con gli auguri da tutto lo staff del blog: che la nostra Vivetta Ponti possa riuscire a stringere tra le dita la fama che il suo brand e lei come sua creatrice si merita.

Grazie! e… Alla prossima! Non perdetevi gli aggiornamenti!!

È il 20% di ciò che fai a generare l’80% dei risultati.

“È il 20% di ciò che fai a generare l’80% dei risultati.”

 Come può essere reale? Perché non ho mai ottenuto i risultati desiderati?

 Se davvero vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati nella vita, nel lavoro e nelle relazioni, è bene iniziare a concentrarsi sulle basi del principio di Pareto.

Questo prende il nome dall’economista, sociologo e ingegnere italiano Vilfredo Federico Damaso Pareto, che studiando la distribuzione dei redditi e della ricchezza arrivò, a cavallo tra Ottocento e Novecento, a teorizzare questa relazione.

Nonostante gli inizi difficili, iniziò a diffondersi rapidamente negli anni ’60 come regola dell’ 80/20, e pian piano venne applicato a tutti gli aspetti del lavoro prima, della vita poi.

Il punto focale è che le relazioni che si generano nella vita di tutti i giorni non sono basate su un rapporto 50/50, dunque gli sforzi fatti non equivalgono ai risultati ottenuti.

Possiamo provare quindi ad applicarlo nella vita reale cambiando la nostra mentalità e se ci concentriamo su un rapporto di squilibrio otteniamo la risposta.

Se una giornata viene impiegata al 50% di duro lavoro non si otterrà mai il 50% dei risultati ottenuti, ma se impegnamo il 20% del tempo in fatica otterremo l’80% di ciò che desideriamo.

Riflettiamo…

È il 20% dell’arredamento a fare l’80% della scena…

È il 20% dei tuoi clienti a generare l’80% del volume degli affari…

È il 20% delle amicizie a darti l’80% delle soddisfazioni…

È il 20% dei capi del magazzino a farti ottenere l’80% delle vendite…

È proprio questo ultimo esempio su cui le aziende di moda si basano. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a un cambiamento radicale nel mondo della moda, le stagioni durano sempre meno, l’attesa tende a zero, le fashion blogger postano le sfilate in live, i brand del prêt-a-porter arrivano a distribuire nuove collezioni ogni settimana. È dunque di vitale importanza per le aziende stare al passo e concentrarsi sul 20% della produzione che rende l’80% del fatturato.

…e la moda Bimbo ?

Partiamo da un dato di fatto: quello della ‘moda Bimbo’ è un settore sempre in attivo.

Spesso la moda è considerata come un fenomeno tipicamente femminile, ma tantissime sono le aziende che oggi dedicano il proprio business al target ‘0-12’.  

Non solo gli adulti suddividono la propria giornata a seconda degli impegni e degli eventi e, proprio per questo, anche quest’anno la nostra scuola rinnova il progetto di minicollezioni P/A per i più piccini, dallo street, al casual, alla couture, che potrete vedere sfilare alla Pordenone Fashion Night del prossimo 29 Giugno come opening per le collezioni Moda Donna.

Concentriamoci su questo piccolo, grande programma: sette tematiche diverse affrontate da sette gruppi di lavoro, con occasioni d’uso, target e mondi di idee tutte diverse ma al passo con le tendenze di oggi.

… Ve ne raccontiamo una: quella elegante, che mantiene memorie di purezza nei cady di sete fruscianti dalle note pastello, che abbiamo battezzato ‘Petite cou-pure’. Nelle linee compare uno stile totalmente nuovo, adatto a occasioni importanti e da cerimonia, dove certo i cuccioli d’uomo non possono sfigurare!

La Petite cou-pure è la Haute Couture di un bambino nella sua semplicità, che garantisce capi candidi sui toni dei colori più tenui e applicazioni di fiori in organze e voile di seta.

Per quanto riguarda l’aspetto ideativo, l’ispirazione nasce dalla tenerezza della natura vista con gli occhi di un bambino: i tramonti commoventi che rendono rosa le nostre città e i paesaggi impressionisti della scogliera di Monet, comuni tra loro per l’incontro di colori impalpabili e linee dolci e morbide.

L’esperienza di questi panorami porta a quattro creazioni di piccole opere d’arte che ci auguriamo piacciano al pubblico.

Durante questi ultimi due mesi di lavoro, partendo dall’ideazione e dalla progettazione, con la realizzazione di cartelle di immagini ispirative, di sketch, di tessuti e palettes colori, l’attenzione ai dettagli è stata maniacale, perché conosciamo l’importanza che questi hanno poi nella resa finale.

Osservare le nostre idee che si concretizzano negli abiti ci lascia senza parole e un po’ stupiti di ciò che fino a poco prima avevamo solo immaginato.

E come ogni progetto, non viene abbandonato! Fidatevi se vi dico che di Petite cou-pure se ne sentirà parlare in giro! Siete tutti invitati alla presentazione delle linee alla Pordenone Fashion Night 2017 !

Delpozo e la prêt-à-couture

La maison Delpozo è stata fondata nel 1974 a Madrid dal designer spagnolo Jesús del Pozo. Dopo quarant’anni di successi e dopo la morte del fondatore, nel 2011, è stata acquisita dal Grupo Perfumes y Diseño, e dall’anno successivo la casa di moda è sotto la direzione creativa di Josep Font, esperto in architettura, nonché in moda e design pattern.

Delpozo è oramai una delle più prestigiose case di moda spagnole a livello nazionale e internazionale e, nel tempo, il lavoro prestigioso e caratteristico di Delpozo è stato premiato attraverso vari e importanti riconoscimenti, nominandolo come uno degli eredi di Balenciaga e Fortuny.

L’architettura, l’arte e la natura sono la fonte prima d’ispirazione per il lavoro della maison. Questi tre elementi ritornano in tutte le collezioni, stagione dopo stagione, come anche l’arte in forma di danza, che è il balletto.

“Sono ispirato da un’ architettura organica che può essere rivista nelle sagome o nei dettagli floreali delle mie collezioni.” rivela Josep Font in un’intervista.

I capi, rigorosamente prodotti da piccoli atelier, sono realizzati in Spagna; un caso a parte è quello che invece riguarda la realizzazione delle calzature, che viene fatta in Italia.

Per quanto riguarda i tessuti viene posta particolare attenzione all’utilizzo di materiali naturali, come l’organza, il popeline, il tulle di seta, e il doppio crepe di lana, abbinati a tessuti più moderni, come il PVC (nella P/E 2015), la crinoline (nell’A/I 2014), o anche il neoprene (nell’A/I 2015). Tutti i tessuti che vengono utilizzati sono molto colorati, per dare un tocco di rigorosa vitalità alle collezioni.

I valori alla base del brand si muovono tutti attorno alla figura della donna, per instaurare con essa una complicità profonda e sincera, impegnandosi al meglio per compiacerla.

Josep Font crea capi per le donne con un’attitudine ben definita: pezzi che possano essere inclusi nel guardaroba di queste donne come oggetti senza tempo.

 

 

Puoi seguire l’universo Delpozo visitando la sua pagina all’indirizzo: https://www.delpozo.com/en/

 

 

La moda con occhi diversi

Nell’ideazione e nella progettazione nel campo del fashion c’è il sentimento comune di produrre qualcosa di bello e sempre innovativo, capace di attirare le masse di qualsiasi ceto sociale, razza o nazionalità; il lavoro dello stilista è quello di ideare un capo, il cui scopo è essere venduto, ma…cosa c’è dietro?

Come per tutti i settori economici, il denaro fa girare anche questo: ormai entrati nel secondo decennio del ventunesimo secolo, traviato da una profonda crisi, su cosa potrà mai puntare un ragazzo di diciassette anni che per varie circostanze vive in un mondo così frenetico, superficiale, ma per contro molto profondo? Semplicemente sull’economia!

Le banche, come arterie, collegano gli organi commerciali, le industrie sono il cuore pulsante delle nazioni, il marketing il loro cervello e l’avidità dell’uomo l’anima. Perciò è con questi elementi che i settori guadagnano, compreso quello della moda, che tra tutti è quello che punta di più sul fattore emozionale.

Le aziende costantemente studiano gli andamenti, le tendenze, i numeri di un mercato ormai globalizzato e mescolato a politica e macroeconomia: il settore moda danza con queste astratte “istituzioni” e si intrecciano episodi e situazioni che riescono a incidere sul fashion, quasi come il desiderio umano.

Questo insieme di cose così distinte e paradossalmente strettamente legate fra loro, riesce a dare vita ai colori dell’anno, alle collezioni, alle tendenze e a tutte le peculiarità con cui il mondo della moda si sfama.

E il Made in Italy, invidiatoci da tutto il mondo, con i suoi marchi pubblicizza una nazione oltre che il proprio settore, rendendo l’Italia uno dei centri più importanti se non il migliore a livello di ideazione e confezione, e trasforma un paese povero di risorse primarie ma “ricco di teste” una vera potenza.

Ed è proprio da qui che a mio modesto parere bisognerebbe ripartire.

Be my Valentine ❤️

Finalmente, la giornata più importante per tutte le coppie nuove e consolidate d’Italia!

 Oggi per gli innamorati tutto è possibile: nuove storie sbocciano e i dissapori si sciolgono… oggi è tutto in nome della dolcezza ❤️

Non sono ammesse discussioni o litigi, almeno per un giorno si può stare in pace: solo regali, baci e tanto tanto amore e affetto.

Giornata di duro lavoro per Cupido, almeno per oggi, e se proprio proprio sbaglia mira scoccando le sue frecce, possiamo sempre ripiegare sul 15 febbraio, la giornata dei single 😩

Regalo: un problema? Direi proprio di no!!! Quello giusto è sempre dietro l’angolo, la cosa più importante è conoscere la propria metà, e sapere ciò che ama (oltre a noi ovviamente!)

Per lui:

Con un buon profumo non si sbaglia mai, come ‘Guilty’ di Gucci o ‘Velvet Orchid Lumière’ di Tom Ford oppure ‘Code Colonia’ di Armani.

Se abbiamo a che fare con un lui a cui piace viaggiare, si può pensare a una gita fuori porta: Trieste, Treviso, Venezia, città piccole, vicine a noi e molto suggestive; se adora l’adrenalina ci si può regalare una giornata all’insegna di un bungee jumping, o un po’ di sci fuori pista, o magari un volo in deltaplano… anche se a febbraio fa un po’ freddino!

E se come al solito siamo squattrinate… ci sono sempre i cioccolatini, il cinema o semplicemente una serata romantica anche a casa propria!

 Per lei:

Per il genere femminile c’è sempre una vastissima scelta e, proprio per questo, è ancora più facile sbagliare!

Anche qui il profumo è sempre ben accetto, ma non vogliamo essere un po’ più originali? Una bella tshirt o un cuscino con su scritta una frase venuta dal cuore o semplicemente una foto, è un regalo di cui non ci sono copie e… rimane nel tempo. Si può puntare sull’intimo, e se non badate a spese, Victoria’s Secrets fa al caso vostro con la sua nuova capsule disegnata apposta per San Valentino.

Se invece abbiamo a che fare con una donna poco romantica e sdolcinata, puntate sui suoi hobby e sulle passioni (fitness, cucina, lettura, fai da te, danza e spettacoli, e chi più ne ha più ne metta) e vedrete che apprezzerà di sicuro!

 Ma per noi studenti, perennemente ‘al verde’, anche una frase scritta con il cuore (e non con ‘google’!!!) regala attimi di dolcezza e sincerità a costo zero.

 

 

 

 

 

 

 

Stella Jean

Stella Jean 

Fino a pochissimo tempo fa sconosciuta ai più, Stella Jean è oggi una stilista che fa parte del fashion system a tutti gli effetti, capace di cambiare radicalmente questo mondo in nome di uno stile etico e multiculturale.

La stilista trentottenne è nata e lavora a Roma dove vive con i suoi due figli, ma nelle sue vene scorre il sangue haitiano, eredità della mamma Violette, e quello torinese del padre Marcello.

Nel luglio 2011 si è distinta a Roma tra i vincitori del prestigioso concorso “Who Is On Next?”, organizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Nel giugno 2013 ha presentato a Pitti Uomo, nell’ambito del progetto Pitti Italics, la sua prima collezione menswear.

Nel settembre 2013 Stella Jean viene scelta da Giorgio Armani per sfilare come ospite negli spazi dell’Armani/Teatro durante Milano Moda Donna e nell’Aprile 2014 viene selezionata dal Victoria and Albert Museum di Londra per esporre alcuni outfit della Primavera|Estate 2014 in occasione della mostra “The Glamour of Italian Fashion 1945-2014”.

Il 12 Giugno 2014, Stella è intervenuta come speaker al Panel Discussion “The Power Of Empowered Women” presso il Palazzo delle Nazioni Unite e, nello stesso giorno, ha presentato al World Trade Organization (WTO) i capi creati grazie alla collaborazione con il programma di moda etica delle Nazioni Unite. A settembre dello stesso anno, Stella Jean ha presentato le sue creazioni nell’ambito del progetto “Fashion 4 Development” realizzato in collaborazione con UN Millennium Development Goals.

Nel 2014 è stata inoltre nominata da The Business Of Fashion, nella classifica pubblicata annualmente “BOF 500”, come una delle “People Shaping the Global Fashion Industry in 2014”. Sempre nel 2014 è stata selezionata da Fashion Bomb Daily come “Designer of the Year”. Nel gennaio 2015 ha sfilato con la collezione uomo Autunno|Inverno 2015-2016 per la prima volta durante Milano Moda Uomo.

Nel giugno 2015 ha partecipato all’esposizione Global Fashion Capitals al The Museum at FIT di New York, esponendo una delle sue creazioni Autunno|Inverno 2014-2015.

Nell’aprile 2016 è stata invitata a intervenire alla prima edizione della prestigiosa “High-level Conference on Responsible Management of the Supply Chain in the Garment Sector”, organizzata a Bruxelles dalla Commissione Europea per la Cooperazione e lo Sviluppo Internazionale.

I suoi look sono stati indossati da Rihanna e Beyoncé. La moda, rivela in un’intervista, ha il compito di «raccontare uno stato di multiculturalità applicata, fatta di condivisione e arricchimento culturale e umano». Infatti, Stella accende anche i riflettori sulla moda etica. Collabora con artigiani africani e haitiani per la realizzazione di tessuti tradizionali di lusso, mostrando la raffinatezza dei materiali e la forza delle donne di questi Paesi. I tessuti di tradizione centenaria realizzati in Burkina Faso, la tecnica di tintura con fango fermentato del Mali, i materiali come la cartapesta, il fer forgé e l’osso di bue lavorati dai più abili artigiani a Port-au-Prince sono tesori scoperti da Stella durante i suoi viaggi. La sua estetica tocca l’Europa, l’Africa e i Caraibi, il Sud America e l’India, per un crossover culturale originale e mai ripetitivo. La moda diventa così strumento di contro-colonizzazione, per un mondo senza confini.

 

Around the World w/ Stella Jean x ITC Ethical Fashion Initiative, Teatro Armani, Italy, 2013 e l’opinione di Giorgio Armani: https://www.youtube.com/watch?v=crrhJIXu95Y

 

Collezione Primavera|Estate 2017 : il calcio, come credo comune ed espressione trasversale di libertà e condivisione, diventa l’ispirazione per questa collezione Stella Jean primavera-estate 2017 che celebra ancora una volta il métissage culturale tra passato e futuro, tra tradizione e contemporaneità, tra oriente e occidente. Un mix and match fatto di camicie da indossare con sarong, di polo da calcio da portare con gonne plissè e di fluidi abitini anni ‘40 che profumano di paesi lontani.

 

Video e foto della sfilata su http://www.stellajean.it/spring-summer-17-runway/

Se ti piacciono le idee di Stella Jean e vuoi seguire il suo lavoro, puoi farlo visitando la sua pagina all’indirizzo http://www.stellajean.it/

 

 

Fonti:

http://www.vanityfair.it/mybusiness/donne-nel-mondo/14/10/23/stella-jean

http://www.vogue.it/magazine/blog-del-direttore/2015/11/17-novembre

http://www.stellajean.it/spring-summer-17-runway/

http://www.vogue.it/sfilate/sfilata/collezioni-primavera-estate-2017/stella-jean

 

Franca.

Direttrice responsabile di Vogue.

Per 28 anni.

Pensate di rispondere a un banale annuncio sul giornale e vincere un contratto da Condé Nast… la gavetta, in un posto patinato come quello, inizia con una posizione da segretaria e continua con ‘Vogue Bambino‘. Ma non è abbastanza.

Diventa responsabile di ‘Lei‘… e perchè no, anche di ‘Per Lui‘.

Nel 1988, finalmente, approda a Vogue Italia, determinandone la rivoluzione e l’impronta personale. L’imperatrice continua a espandersi a ‘L’Uomo Vogue‘, ‘Vogue Gioiello‘ e ‘Vogue Accessory‘.

Nel 2015 la consacrazione: ottiene la direttiva di tutti i periodici italiani sotto il marchio Vogue.

Solo lei avrebbe potuto tenere testa alla direttrice di Vogue America, Anna Wintour, che la ricorda con queste parole:

She was also the hardest-working person I have known, and with an envy-inducing ease with multitasking. She made everything she worked on appear effortless, regardless of whether it was an event for several hundred; a whirlwind trip to Africa to support the continent’s emerging designers; or the creation of yet another newsworthy, provocative, and utterly spellbinding issue of Italian Vogue.

(“ Franca era la più instancabile lavoratrice che io abbia mai conosciuto, e con un’invidiabile facilità di multitasking. Faceva sembrare ogni cosa facile, che si trattasse di un evento con centinaia di invitati, di un viaggio in Africa per sostenere gli stilisti emergenti dai molti Paesi che visitava da anni o della creazione dell’ennesimo numero di Vogue Italia in grado di fare notizia, provocare a volte lasciare senza parole”)

I riferimenti sono ai numeri del mesile dedicato al razzismo, alla discriminazione delle donne, alla chirurgia plastica, alla violenza domestica e alla lotta all’Aids, tutti realizzati con il contributo di grandi fotografi e articoli di scrittori e intellettuali.

La moda è considerata spesso affare per pochi o tema frivolo, magari per sole donne, persino qui in Italia, dove il sistema rappresenta la seconda industria per valore economico e contributo al Pil (per non parlare degli effetti positivi sull’immagine del nostro Paese all’estero)… Franca Sozzani è riuscita a usare la più “modacentrica” delle riviste italiane per parlare alla società tutta. E forse persino per cambiarla.

La sua posizione nel settore e la fiducia che riponevano in lei le grandi personalità che sostengono la ricerca, l’hanno portata a collaborare con Convivio, evento biennale di shopping per sostenere la ricerca contro l’AIDS, o a sostenere lo IEO, la fondazione creata da Umberto Veronesi e l’Istituto Europeo di Oncologia… senza mai perdere d’occhio il future della moda, promuovendo il concorso per stilisti emergenti “who’s on next” e il concorso di fotografia “Vogue Photo Festival”.

Alla mostra del Cinema di Venezia del 2015 il figlio, Francesco Carrozzini, regista e documentarista, presenta il doc-film “ Franca. Chaos and Creation”. Lei stessa ne è la protagonista, e consigliamo la visione a tutti coloro che vogliono ancora vederla sorridere…

Ciao Franca.