G come Genio: Givenchy.

Pochi giorni fa è venuto a mancare uno tra i più grandi couturier che hanno portato in primo piano la moda francese nel mondo: il genio Hubert de Givenchy.

Conosciuto per la ‘petite robe noir’, Givenchy diventa immortale grazie e assieme alla sua musa, Audrey Hepburn, che lo indossa in Colazione da Tiffany, nel 1961.

L’amore per la moda -non proprio condiviso e supportato dalla famiglia aristocratica- lo porta, nel 1952, sotto i riflettori di una passerella che calcherà fino agli anni ‘90, anche dopo aver ceduto la sua maison al colosso luxury LVMH.

Lui, atemporale e all’avanguardia nello stesso momento, detta le regole della moda per cinquant’anni e veste le donne più belle del mondo: Greta Garbo, Jacqueline Kennedy, Marlene Dietrich, Ingrid Bergman, Elisabeth Taylor.

Il suo idolo è Balenciaga, ne percepisce il rigore compositivo e il raggiungimento dell’equilibrio, sogna di poter apprendere tutti i segreti delle sue architetture.

Purtroppo non accadrà; lavorerà, però, gomito a gomito con Fath, Piguet, Balmain, Dior e Schiaparelli prima, lanciando il suo personalissimo punto di vista poi, con la maison che porta il suo nome, stringendo legami d’affetto e di stima con le icone del cinema e della moda, traducendo in abiti la complessa personalità di questa donna così ‘fresh’ ma sempre elegantissima.

Lo fa con gli abiti a sacco, quelli a bustino e quelli a grembiule, coi mantelli, con le gonne a palloncino. Lancia i ‘separates’, giacche, gonne pantaloni e bluse (come la famosa ‘Bettina’, che prende il nome dalla sua modella di riferimento), tutti intercambiabili tra di loro in un moderno ‘mix and match’.

Col suo congedo dalla passerella si susseguono, nella direzione artistica del suo brand, personalità come John Galliano, Alexander McQueen e, dal 2005, il sovversivo designer italiano, Riccardo Tisci.

Dal 2017 per la prima volta è una donna, Claire Waight Keller, a dettare lo stile della casa di moda.

Salutiamo il genio Hubert con una delle sue affermazioni più scioccanti, proclamata durante il boom di Dior e dei punti vita strizzati nei corsetti:

Tutte le mie linee permettono movimenti svelti e fluidi, i miei vestiti sono vestiti reali, ultra-leggeri, senza imbottiture e corsetti, sono indumenti che aleggiano su un corpo libero da lacci.

Ne percepite la modernità?

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